16 Marzo 1978

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Collettivamente e singolarmente, ciascuno di noi ha un personale  spartiacque, di quelli che dividono in due, in un prima e un dopo, il mondo, la vita , le scelte possibili, ogni cosa. Il 16 marzo 1978  lo è stato per molti.

 Riporto la testimonianza diretta di un giovanissimo poliziotto, ora Ispettore Superiore nella Squadra di Polizia Giudiziaria della sua città, una testimonianza che riguarda il clima che, in quel 16 marzo 1978, si viveva a Roma.

 

“La mia prima uscita come poliziotto, diretto alla Scuola di Formazione, ha coinciso con la data tragica del 16 marzo 1978. Lo stesso giorno dell’esposizione dei voti della maturità, nella quale ero risultato primo nella mia scuola, invece che fare il solito giro  a Jesolo per festeggiare,  la mia meta fu la caserma Santa Chiara, a Venezia, per arruolarmi in Polizia.

Dopo una prima selezione, superata, mesi dopo fui invitato a presentarmi alla Castro Pretorio, a Roma, per i tre giorni di test di selezione ulteriore, superata la quale si era indirizzati alla Scuola .

Il  16 marzo 1978  , giorno della partenza , arrivò e si diffuse la notizia dell’uccisione di Moro e dei cinque uomini della sua scorta.

Il maresciallo che ci accompagnava, durante il viaggio dalla Castro Pretorio alla stazione, ci parlò, con le lacrime agli occhi, dicendoci delle parole che sono state un insegnamento anche dopo nella mia carriera . A me, solo diciannovenne, lasciarono un’impressione indelebile e mi hanno formato, rafforzandomi nelle mie scelte e dandomi sempre un motivo per credere in ciò che faccio anche quando non se ne ha riconoscimenti.

         Chi oggi fra voi ha una incertezza o un dubbio, potrà tornare sulle sue decisioni. Sarà un bene per lui e per la Pubblica Sicurezza. Chi oggi  fra voi pensa che la battaglia è perduta, con le Brigate Rosse, col terrorismo e con la delinquenza, non sarà un buon poliziotto. Chi fra voi oggi pensa che sarà semplice operare, non sarà un buon poliziotto. Ma chi oggi fra voi ha paura non è vile, ma coraggioso. Conosce il pericolo e va avanti lo stesso. Chi fra voi oggi vuole mettere sé stesso a difesa di uomini come Moro e come i colleghi che per difenderlo sono morti, e a difesa di tutti i cittadini, sa cosa sarà il suo lavoro. Questi morti hanno il diritto di essere vendicati con la legalità e con l’impegno di tutti noi e di tutti voi. Si uccidono solo le persone, ma non si uccidono i loro ideali e le loro idee sopravvivono sempre.-

Ci disse anche altre cose, esortandoci ad essere sempre degni della divisa che portavamo e dello Stato che rappresentavamo.

Oggi ho 49 anni e il 16 marzo mi riporta ancora tutte le sue parole. Questo per onorare Moro, per ricordare i valorosi uomini della scorta e per offrire una testimonianza a chi ha oggi diciannove anni come me”

Testimonianza raccolta da

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