12.12.12 Madison Square Garden

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""...Lo stato d'animo, in cui mi sono trovata ha riportato alla mia mente la prima volta che Dante Fontechiari mi ha fatto apprezzare la musica""

 

 

Stavo guardando le immagini del “”The Concert for Sandy Relief”” tenutosi il 12.12.12; il concerto é stato realizzato per raccogliere fondi a favore delle vittime dell’uragano Sandy. Un cast stellare si é esibito sul palco del Madison Square Garden di New York e oltre due miliardi di persone tra streaming, tv e radio hanno seguito l’evento in diretta.

Si sono esibiti Bruce Springsteen & The E Street Band, Eddie Vedder, Dave Grohl, Roger Waters, The Rolling Stones, Bon Jovi, Eric Clapton, Billy Joel, Alicia Keys, Chris Martin, Who e Paul McCartney e tanti Mostri sacri della musica del nostro recente passato (1).

Guardavo i loro volti scavati dal trascorrere degli anni, guardavo la tensione che guidava i loro gesti, guardavo le loro “”mise”” da vecchie rock star di altri tempi, ma mentre con gli occhi osservavo questo decadimento generato dall’inclemenza degli anni, che colpisce indiscriminatamente chiunque, bello, brutto, ricco, potente, mentre li guardavo, stavo dicendo, mi sono cominciate a scendere le lacrime. Sí, piangevo dall’emozione.

Effettivamente le note musicali, gli strumenti, le voci, così ben composte ed armoniose, il senso di quello che questi artisti hanno voluto esprimere con la loro professionalità va oltre il raziocinio.

Lo stato d’animo, in cui mi sono trovata ha riportato alla mia mente la prima volta che Dante Fontechiari mi ha fatto apprezzare la musica, mi ha fatto ascoltare le parole degli autori italiani, mi ha fatto capire come deve essere ascoltato un brano, che sia esso dei Pink Floyd o dei Rolling Stones.

Le lacrime si sono fatte ancora più pungenti.

É scomparso da circa 40 giorni e mi manca. Avrebbe apprezzato il concerto di questi grandi interpreti, avrebbe ricordato la sua amata musica, avrebbe rivissuto i suoi anni giovanili…. I suoi anni giovanili, in cui alle conferenze serali in cui si parlava di politica, si discuteva dei massimi sistemi, si cercava di capire come cambiare il mondo, era osannato e desiderato, a cui le ragazze partecipavano solo per sentirlo parlare, solo per capire dove avrebbero portato le sue elucubrazioni mentali.

Anche i lettori di Bice hanno assaporato qualche suo fine ragionamento, qualche sottile discernimento fra il bene e il male, tra quello che sarebbe stato giusto fare e quello che andava fatto….

In effetti questo era il suo grave dilemma. Lui fece quello che era giusto, ed anche se per questa sua scelta non venne mai ripagato dei sacrifici sofferti rimase coerente.

Lo ricordo disquisire per un commento che avrebbe potuto irritare la persona a cui era diretto ed il dilemma di pubblicarlo, perché era giusto dar voce anche ai dissidenti, o censurarlo per non far sentire sotto attacco il protagonista. La solita diatriba tra ciò che era giusto e ciò che si doveva fare per ragioni di opportunità

Lo ricordo con grande amore e questo ricordo volevo condividerlo con i lettori di Bice che sono sempre stati per lui motivo di grande soddisfazione ed orgoglio.

 

 

 

 

(1) tratto da: Outune.net

Bruce Springsteen and The E-Street Band aprono la serata dopo un toccante filmato introduttivo. Vengono suonate ‘Hope And Dreams’ e ‘Wrecking Ball’, quindi una sofferta versione di ‘My City Of Ruins’. Il primo duetto paura della nottata vede il Boss insieme a Jon Bon Jovi con ‘Born To Run’, quindi parola a Billy Crystal e in seguito a Susan Sarandon, per un monologo in cui, tra una battuta e l’altra ricorda quanto accaduto a causa dell’uragano a migliaia di persone. Con una terremotante ‘In The Flesh’ entra in scena Roger Waters, che con ‘Another Brick In The Wall’ porta sul palco ragazzini e ballerini del caso. Seguono ‘Money’, ‘Us And Them’ e il sentito duetto con Eddie Vedder su ‘Comfortably Numb’. Tocca ad Adam Sandler intrattenere il pubblico con una versione divertente di ‘Hallelujah’ trasformata in ‘Sandy Screw-Ya’ o qualcosa del genere’

I Bon Jovi prendono lo stage con ‘It’s My Life’ seguita da una fighissima ‘Wanted Dead Or Alive’ con Richie Sambora in grande spolvero. Ritorna Bruce Springsteen sul palco per cantare insieme ai BJ ‘Who Says You Can’t Go Home’ insieme all’audience. Chiude il mini set l’immancabile inno ‘Livin’ On A Prayer’. Eric Clapton invade di blues di altissima qualità il Madison Square Garden, con in serie ‘Nobody Knows You When You’re Down and Out’, cover di Jimmy Cox, ‘Got to Get Better in a Little While’ e infine ‘Crossroads’, di Robert Johnson. Se fossero per caso servite conferme sullo stato di salute dei Rolling Stones, la serata di New York ha annullato ogni dubbio: stanno da dio. Jagger appare tarantolato come al solito e comanda lo stage con un’attitudine incredibile per un settantenne. ‘You Got Me Rocking’ e ‘Jumpin’ Jack Flash’. Fine. Inossidabili.

Alicia Keys al pianoforte con ‘Brand New Me’ e ‘No One’ abbassa sia l’età media degli artisti passati fino a questo momento sul palco, sia i ritmi della serata. Performance validissima a parte questo dettaglio. Pete Townshend e Roger Daltrey in grandissimo spolvero hanno portato i The Who sul palco di NY sulle note della leggendaria ‘Who Are You’, seguita da ‘Bell Boy’ e da ‘Pinball Wizard/See Me,Feel Me’. L’immancabile ‘Baba O’ Riley’ conduce alla suggestiva ‘Love,Reign O’er Me’, seguita da ‘Tea & Theatre’ per un set davvero lungo rispetto ai tre precedenti. Cambio radicale di genere per Kanye West, affermatissimo rapper che si è esibito davanti a una platea a dire il vero piuttosto indifferente, immobile su ‘Clique’, ‘Power’, ‘Jesus Walks’, ‘All Of The Lights’, ‘Diamonds From Sierra Leone’ e leggermente smosso da ‘Touch The Sky’, ‘Gold Digger’, ‘Good Life’, ‘Runaway’ e ‘Stronger’. Per carità Kanye si sbatte ma sentirlo cantare con 3 dj alle spalle fa un po’ tristezza. Forse era meglio portarsi dietro la band intera. Billy Joel risolleva morale e ritmo del concerto grazie a ‘Miami 2017 (Seen the Lights Go Out on Broadway)’ e ‘Movin’ Out (Anthony’s Song)’. Con ‘New York State of Mind’ e ‘The River Of Dreams’ si arriva alla bellissima ‘You May Be Right’ e alla conclusiva ‘Only the Good Die Young’. Evergreen, è il caso di dirlo!

Chris Martin anticipa con un set acustico quello che sarà il piatto forte della serata. Il frontman dei Coldplay si lancia subito nella super hit ‘Viva La Vida’ piazzando poi il colpo gobbo con Michael Stipe dei R.E.M. che, nonostante una condizione vocale approssimativa, interpreta il classico ‘Losing My Religion’. Martin chiude al pianoforte con ‘Us Against The World’. Bravissimo.

Non servono presentazioni per Paul McCartney che si impossessa del Madison Square Garden con ‘Helter Skelter’, ‘Let Me Roll It’ e ‘Nineteen Hundred and Eighty-Five’ dei Wings. Diana Krall è l’ospite al pianoforte per ‘My Valentine’, quindi Sir Paul intona ‘Blackbird’. Poco dopo escono sul palco Dave Grohl, Krist Novoselic e Pat Smear che di lì a breve attaccano con Paul alla voce un ‘pezzo che abbiamo provato’, come dice Macca. Il brano teoricamente si intitola ‘Give Me Some Slack’ e, libera interpretazione, potrebbe essere stato composto dai Nirvana rimanenti che hanno chiesto a McCartney di prestare la voce per la premiere davanti a due miliardi di persone. Il brano non tarderà a raggiungere YouTube ma, credeteci, alle 7 di mattina ascoltare un pezzo talmente furibondo musicato da una delle band più influenti dei 90ies, con alla voce un’icona assoluta dei 60ies ma più in generale della musica tutta c’ha fatto un effetto pazzesco. Con ‘Live And Let Die’ e il palco in fiamme si conclude la serata (a dire il vero suonerà ancora Alicia Keys, ma dopo il pezzo di Paul coi Nirvana non abbiamo capito più nulla’e crediamo anche i presenti a New York, vista l’atmosfera straniante e sconvolta che si era impossessata della platea!). Una serata indubbiamente da ricordare a lungo’

 

 

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