11 settembre 2001

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Il giorno che cambiò il nostro mondo visto dai lettori di Bice l'11 settembre 2008: dopo sette anni cosa è inaspettatamente cambiato in voi o secondo voi?

Tutti abbiamo un nostro immane “Undici Settembre” che ha diviso la vita in un prima e in un dopo…E talvolta, la vita riserva  tanti altri piccoli “Undici Settembre” , che apparentemente ci abbattono ma poi, come gli Stati Uniti nello slogan di sette anni fa, ci rialziamo. Per orgoglio, per disperazione, per sfida, per coraggio, per amore o per odio,  non importa, torniamo in piedi.

Il mondo avrebbe dovuto trarre, da questa catastrofe, un migliore insegnamento, non solo combattendo il terrorismo ma facendo, seriamente, tutto il possibile per prevenirlo. Seminare odio, fomentare le divisioni fra i popoli, tollerare i soprusi e l’ignoranza non è esattamente un modo per evitare che la mala pianta del terrorismo prosperi.

 

Ma, anche con le migliori intenzioni, siamo mitridatizzati ormai, da troppe immagini, troppe rievocazioni, troppe parole.

Un po’ come quando ci fanno rivedere, persino a colori, un’atrocità come l’assassinio del Presidente Kennedy. Ne conosciamo ogni fotogramma, come ogni fotogramma ci è tristemente noto dei servizi sull’Undici Settembre. Con indifferenza, guardiamo per la millesima volta gli aerei che si infilano nelle torri, incendiandosi, e poi la polvere, le fiamme, le nubi nere.

Un uomo che si getta nel vuoto, sembra uno straccio bianco la sua camicia, non proviamo nemmeno orrore, è come la scena di un brutto film. Non c’è pietà, forse nemmeno più curiosità

Non reggo la liturgia delle cerimonie che strumentalizzano anche una catastrofe come  questa.

Personalmente, trovo che sarebbe più degno commemorare le innocenti vittime facendo, ciascuno di noi, qualcosa di buono. Tutti i fiori, i discorsi e le  lapidi di questi anniversari non valgono nemmeno la metà di un’opera buona, di un gesto generoso, di una reale rinuncia, a favore di chi sta peggio di noi, all’altro capo del mondo, o sotto casa.

Credo che dare un aiuto concreto e volontario, a chi sappiamo essere in difficoltà, materiale o morale, lontano dalle passerelle e dalle coreografie dei politicanti sia un modo migliore non solo di ricordare i civili, i poliziotti e i vigili del fuoco, ma anche di fare qualcosa per noi stessi.

Oggi, ho fatto una cosa, ispiratami certo da una persona infinitamente migliore di me, che non vedo da quasi cinque anni.

Mi stavo comprando una camicetta, graziosa, relativamente costosa…ma l’ennesima.

Ecco, quest’ultima parola, ennesima,  ha avuto il sopravvento sulle altre due.

Ho messo in una busta quella cifra. L’ho data alla suora dell’asilo poco lontano da casa mia. Ne faranno qualcosa di buono.

Mi sono sentita un po’ meglio.

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